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INCONTRO CON
ZINGARI EUROPEI |
Radio
Vaticana, 10 giugno 2011
Benedetto
XVI agli zingari: siete nel cuore della Chiesa. Appello ai
governi: mai più rifiuto e disprezzo
Gli
Zingari collaborino con “lealtà” all’integrazione
del loro popolo in Europa, gli Stati si adoperino “per
accompagnare adeguatamente questo cammino”. Sono i due
messaggi centrali che Benedetto XVI ha lanciato questa
mattina durante l’udienza concessa a circa duemila
persone di diverse etnie, provenienti da tutta Europa. Il
Papa li ha accolti in un’Aula Paolo VI animata dai
tipici suoni della musica gitana, in occasione del 150.mo
anniversario della nascita e del 75.mo del martirio di
Zefirino Gimenèz Malla, il primo Beato zingaro della
storia. Sulle parole del Papa, il servizio di Alessandro
De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Un popolo senza casa, che il mondo relega nelle sue
periferie, e che la Chiesa considera al “centro” di sé.
Benedetto XVI ha fatto riecheggiare, nell’Aula che ne
porta il nome, le parole e il calore di quando Paolo VI si
rivolse, un giorno di 46 anni fa, agli Zingari
dell’hinterland romano:
“Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto
certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore.
Voi siete nel cuore della Chiesa”. (applausi)
Un non comune pellegrinaggio ha portato davanti al Papa
centinaia di donne, uomini, anziani e bambini di una
decina di etnie, con la voglia di raccontare flash di una
vita in genere ignorata, spesso disprezzata, con alle
spalle una storia fatta di luci e di eroismi, ma anche
risucchiata nella spirale di quell’abominio, lo
sterminio nazista, che ha oscurato il Novecento. La luce e
l’eroismo appartengono al Beato Zefirino Gimenèz Malla,
il “martire del Rosario”, che non si lasciò strappare
dalle mani “nemmeno in punto di morte”, come ha
ricordato Benedetto XVI:
“Oggi, il beato Zefirino vi invita a seguire il
suo esempio e vi indica la via: la dedizione alla
preghiera e in particolare al Rosario, l’amore per
l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza
dei comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità
verso il prossimo, specialmente verso i poveri; ciò vi
renderà forti di fronte al rischio che le sette o altri
gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con la
Chiesa”.
Molto più che in pericolo il popolo zingaro fu messo
da chi covava progetti di annientamento di una cultura
ritenuta “inferiore”. Il Papa lo ha ricordato dopo
aver ascoltato la testimonianza di una sopravvissuta e
citato la sua visita al campo di concentramento di
Auschwitz-Birkenau, del 2006:
“Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il
sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della
persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale:
migliaia di donne, uomini e bambini sono stati
barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato -
come voi dite - il Porrájmos, il ‘Grande
Divoramento’, un dramma ancora poco riconosciuto e di
cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre
famiglie portano impresso nel cuore (...) La coscienza
europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il
vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di
disprezzo!“.
Nonostante non abbiano “aspirato a possedere una
terra o a dominare altre genti”, gli Zingari europei –
ha constatato Benedetto XVI – sono rimasti “senza
patria” e con l’aggravio di “rapporti spesso
difficili” con le società nelle quali vivono. Tuttavia,
ha proseguito, “oggi, grazie a Dio, la situazione sta
cambiando”: nuove opportunità, nuova consapevolezza,
anche una nuova cultura stanno dando un nuovo spessore
alla presenza delle popolazioni gitane nel continente:
“Molte etnie non sono più nomadi, ma cercano
stabilità con nuove aspettative di fronte alla vita. La
Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere secondo le
impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di
Cristo, verso un futuro migliore. Anche l’Europa, che
riduce le frontiere e considera ricchezza la diversità
dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità.
Vi invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina
di storia per il vostro popolo e per l’Europa!”.
“Ricercate sempre la giustizia, la legalità, la
riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della
sofferenza altrui”, ha esortato ancora il Papa.
Collaborate “affinché le vostre famiglie si collochino
degnamente nel tessuto civile europeo”.
L’integrazione, ha soggiunto, si favorisce prediligendo
la ricerca di alloggi e lavori dignitosi e l’istruzione
per i propri figli:
“Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che
desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli
altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che
i vostri figli hanno diritto a una vita migliore. Sia il
loro bene la vostra più grande aspirazione. (applausi)
Custodite la dignità e il valore delle vostre famiglie,
piccole Chiese domestiche, perché siano vere scuole di
umanità. Le istituzioni, da parte loro, si adoperino per
accompagnare adeguatamente questo cammino”.
Concludendo con l’invito a “partecipare attivamente
alla missione evangelizzatrice” della Chiesa, Benedetto
XVI si è congedato tra musiche di violini e fisarmoniche
e molti, molti applausi con questo augurio in lingua
gitana:
“O Papa si pašè po svako iek anda tumende…
Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda nelle
sue preghiere. Il Signore benedica voi, le vostre comunità,
le vostre famiglie e il vostro futuro. Il Signore vi doni
salute e fortuna. Rimanete con Dio!”. (applausi)
UDIENZA AI
RAPPRESENTANTI DI DIVERSE ETNIE DI ZINGARI E ROM
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Aula Paolo VI
Sabato, 11 giugno 2011
Venerati
Fratelli,
cari fratelli e sorelle!
o Del
si tumentsa! [il Signore sia con voi!]
È per me
una grande gioia incontrarvi e darvi un cordiale
benvenuto, in occasione del vostro pellegrinaggio alla
tomba dell’Apostolo Pietro. Ringrazio l’Arcivescovo
Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti,
per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro e per
aver organizzato l’evento. Estendo l’espressione della
mia gratitudine anche alla Fondazione “Migrantes”
della Conferenza Episcopale Italiana, alla Diocesi di Roma
e alla Comunità di Sant’Egidio, per aver collaborato a
realizzare questo pellegrinaggio e per quanto fanno
quotidianamente per la vostra accoglienza e integrazione.
Un “grazie” particolare a voi, che avete offerto le
vostre testimonianze, davvero significative.
Siete
giunti a Roma da ogni parte d’Europa per manifestare la
vostra fede e il vostro amore per Cristo, per la Chiesa -
che è una casa per tutti voi - e per il Papa. Il Servo di
Dio Paolo
VI rivolse agli Zingari, nel 1965, queste indimenticabili
parole: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma,
sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel
cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa”. Anch’io
ripeto oggi con affetto: voi siete nella Chiesa! Siete
un’amata porzione del Popolo di Dio pellegrinante e ci
ricordate che “non abbiamo quaggiù una città stabile,
ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14).
Anche a voi è giunto il messaggio di salvezza, a cui
avete risposto con fede e speranza, arricchendo la comunità
ecclesiale di credenti laici, sacerdoti, diaconi,
religiose e religiosi zingari. Il vostro popolo ha dato
alla Chiesa il beato Zefirino Giménez Malla, di cui
celebriamo il centocinquantesimo anniversario della
nascita e il settantacinquesimo del martirio. L’amicizia
con il Signore ha reso questo Martire testimone autentico
della fede e della carità. Con l’intensità con cui
egli adorava Dio e scopriva la sua presenza in ogni
persona e in ogni avvenimento, il beato Zefirino amava la
Chiesa e i suoi Pastori. Terziario francescano, rimase
fedele al suo essere zingaro, alla storia e all’identità
della propria etnia. Sposato secondo la tradizione dei
gitani, assieme alla consorte decise di convalidare il
legame nella Chiesa con il sacramento del Matrimonio. La
sua profonda religiosità trovava espressione nella
partecipazione quotidiana alla Santa Messa e nella recita
del Rosario. Proprio la corona, che teneva sempre in
tasca, divenne causa del suo arresto e fece del beato
Zefirino un autentico “martire del Rosario”, poiché
non lasciò che gliela togliessero di mano nemmeno in
punto di morte. Oggi, il beato Zefirino vi invita a
seguire il suo esempio e vi indica la via: la dedizione
alla preghiera e in particolare al Rosario, l’amore per
l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza
dei comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità
verso il prossimo, specialmente verso i poveri; ciò vi
renderà forti di fronte al rischio che le sette o altri
gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con la
Chiesa.
La vostra
storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete
un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie
nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a
dominare altre genti. Siete rimasti senza patria e avete
considerato idealmente l’intero Continente come la
vostra casa. Tuttavia, persistono problemi gravi e
preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le
società nelle quali vivete. Purtroppo lungo i secoli
avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e,
talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II
Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono
stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato
- come voi dite - il Porrájmos, il “Grande
Divoramento”, un dramma ancora poco riconosciuto e di
cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre
famiglie portano impresso nel cuore. Durante la mia visita
al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 28
maggio 2006, ho pregato per le vittime della
persecuzione e mi sono inchinato di fronte alla lapide in
lingua romanes, che ricorda i vostri caduti. La coscienza
europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il
vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di
disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia,
la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non
essere mai causa della sofferenza altrui!
Oggi,
grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove
opportunità si aprono davanti a voi, mentre state
acquistando nuova consapevolezza. Nel tempo avete creato
una cultura dalle espressioni significative, come la
musica e il canto, che hanno arricchito l’Europa. Molte
etnie non sono più nomadi, ma cercano stabilità con
nuove aspettative di fronte alla vita. La Chiesa cammina
con voi e vi invita a vivere secondo le impegnative
esigenze del Vangelo confidando nella forza di Cristo,
verso un futuro migliore. Anche l’Europa, che riduce le
frontiere e considera ricchezza la diversità dei popoli e
delle culture, vi offre nuove possibilità. Vi invito,
cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia
per il vostro popolo e per l’Europa! La ricerca di
alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli
sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui
trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche
voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le
vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto
civile europeo! Numerosi tra voi sono i bambini e i
giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e
come gli altri. A loro guardo con particolare affetto,
convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita
migliore. Sia il loro bene la vostra più grande
aspirazione! Custodite la dignità e il valore delle
vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché siano
vere scuole di umanità (cfr Gaudium
et spes, 52). Le istituzioni, da parte loro, si
adoperino per accompagnare adeguatamente questo cammino.
Infine,
anche voi siete chiamati a partecipare attivamente alla
missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo
l’attività pastorale nelle vostre comunità. La
presenza tra di voi di sacerdoti, diaconi e persone
consacrate, che appartengono alle vostre etnie, è dono di
Dio e segno positivo del dialogo delle Chiese locali con
il vostro popolo, che occorre sostenere e sviluppare. Date
fiducia e ascolto a questi vostri fratelli e sorelle, e
offrite insieme a loro il coerente e gioioso annuncio
dell’amore di Dio per il popolo zingaro, come per tutti
i popoli! La Chiesa desidera che tutti gli uomini si
riconoscano figli dello stesso Padre e membri della stessa
famiglia umana. Siamo alla Vigilia di Pentecoste, quando
il Signore effuse il suo Spirito sugli Apostoli che
cominciarono ad annunciare il Vangelo nelle lingue di
tutti i popoli. Lo Spirito Santo elargisca i suoi doni in
abbondanza su tutti voi, sulle vostre famiglie e comunità
sparse nel mondo e vi renda testimoni generosi di Cristo
Risorto. Maria Santissima, tanto cara al vostro popolo e
che voi invocate come “Amari Devleskeridej”,
“Nostra Madre di Dio”, vi accompagni per le vie del
mondo e il beato Zefirino vi sostenga con la sua
intercessione.
Naisìv
tumenge savorenge katar o ilò kaj avilèn katè ande o
kher le Petrosko te sikavèn tumarò pačamòs aj
tumarò kamimòs pe e khangherì taj vi pe o Papa. O Blago
Zefirino si tumende iek sičarimòs katar ek trajo
traimè e Kristòske taj vi pe e khangerì, ke dikàve o
sičarimòs aj o kamimòs pe sa le manušà. O Papa si
pašè po svako iek anda tumende, taj isarèl tumen ande
pesko rugimòs. O Del del tumèn blàgosto, tumarè ženè,
tumarè familje, aj tumarò trajo ke avela maj anglè. O
Del del tumén sastimós te baxht acén e Devlesa.
[Ringrazio
di cuore tutti voi giunti qui alla sede di Pietro per
manifestare la vostra fede e il vostro amore per la Chiesa
e per il Papa. Il Beato Zefirino sia per tutti voi esempio
di una vita vissuta per Cristo e per la Chiesa,
nell’osservare i comandamenti e nell’amore verso il
prossimo. Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda
nelle sue preghiere. Il Signore benedica voi, le vostre
comunità, le vostre famiglie e il vostro futuro. Il
Signore vi doni salute e fortuna. Rimanete con Dio!]
Grazie! E
buona Pentecoste a tutti voi!
©
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